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La Fondazione > LUIGI LONGO
Studente del Politecnico di Torino, entra nell'organizzazione giovanile del PSI e partecipa attivamente dedicandosi alla pubblicistica politica su posizioni marxiste. Frequenta la sede di Ordine nuovo e conosce Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. Nel 1921 è uno dei fautori della scissione dal PSI al congresso di Livorno e passa nelle file del Partito Comunista d'Italia, poi PCI, insieme, tra gli altri, a Gramsci, Togliatti, Bordiga, Terracini.
Fervente antifascista, con l'inizio della dittatura fascista emigra in Francia e diventa uno dei massimi dirigenti del PCI. Nel 1922 è membro di una delegazione che si reca a Mosca per il congresso dell'Internazionale, dove incontra Lenin. Nel 1923 è arrestato nell'ambito della "battuta anticomunista" che porta in carcere molti quadri del partito. [1] Dal 1926, è responsabile del Centro estero della FGCI (mentre Pietro Secchia era responsabile del Centro interno) e, in questa veste, trascorre vari mesi a Mosca come membro dell'Esecutivo dell'Internazionale giovanile comunista, partecipando al congresso di Lione; a Mosca ci va portando con sé il figlioletto di tre anni, che ha avuto da Teresa Noce, sua compagna da qualche anno; qui incontra Stalin e tutti i vertici del Cremlino. .
Sul piano internazionale, si schiera a favore della linea del socialismo in un solo paese [2], mentre sul piano interno - sostenuto da Secchia - chiede di abbandonare la parola d'ordine della assemblea repubblicana, per sostituirla con quella del governo operaio e contadino
Nel 1933 è membro della commissione politica del Komintern e nel 1934 firma il patto di unità d'azione tra PCI e PSI. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle Brigate internazionali guidate dal repubblicano Randolfo Pacciardi in qualità di ispettore delle truppe repubblicane, con il nome di battaglia Gallo, dapprima come membro del Comitato Organizzatore delle Brigate Internazionali, in seguito del Comitato Militare. L'8 dicembre 1936 diventa Commissario Politico della XII Brigata Internazionale con la quale partecipa alla difesa di Madrid. Incarico che lascia un mese dopo, essendo stato nominato Commissario Ispettore Generale delle Brigate Internazionali. Carica che manterrà fino all'11 febbraio 1939 quando si allontana dalla Spagna con gli ultimi volontari. Dopo la sconfitta della Repubblica spagnola ad opera del generale Francisco Franco ritorna in Francia.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e la costituzione del governo collaborazionista di Vichy, guidato dal maresciallo Philippe Pétain, viene arrestato ed internato dai nazisti in un campo di concentramento a Vernet dal 1939 al 1941. Qui, tra gli altri, conosce Leo Valiani. Nel 1941 viene consegnato alle autorità fasciste italiane ed è confinato a Ventotene.
Dopo il 25 luglio 1943 viene liberato e, successivamente all'armistizio annunciato l'8 settembre 1943, entra a far parte del Comando generale delle Brigate Garibaldi, le formazioni partigiane di orientamento comunista, con Pietro Secchia, Gian Carlo Pajetta, Giorgio Amendola e Antonio Carini [4]. Diventa poi vicecomandante del Corpo volontari della libertà e stretto collaboratore di Ferruccio Parri (basandosi su questa esperienza, nel 1947 pubblicherà il libro Un popolo alla macchia). Sul piano politico, contrapponendosi a Mauro Scoccimarro, si schiera per un'unità operativa ampia, ma ribadisce la necessità di un governo popolare, diretta emanazione dei CLN, che succeda allo screditato governo Badoglio: nello stesso tempo, attraverso il giornale La nostra lotta, porta avanti la riorganizzazione dei quadri comunisti.
Nell'aprile del 1945 è tra i protagonisti dell'insurrezione dell'Italia settentrionale: secondo il partigiano Urbano Lazzaro detto Bill sarebbe stato proprio Luigi Longo, celandosi sotto la falsa identità di Valerio (Walter Audisio), a dare il colpo di grazia a Benito Mussolini dopo la sua fucilazione, ma su quell'episodio, mai chiarito del tutto, esistono versioni contrastanti. Al V Congresso del PCI (dicembre 1945), tiene una relazione sulla prospettiva del 'partito unico della classe operaia' e subito dopo è eletto alla carica di vicesegretario. Dopo la guerra fa parte della Consulta nazionale e nel 1946 dell'Assemblea Costituente; viene poi eletto alla Camera dei deputati nelle liste del PCI e successivamente viene sempre rieletto. Come vicesegretario mantiene un profilo politico più simile a quello dell'amico Pietro Secchia, preferendo sempre, a differenza dell'impostazione di Togliatti, una linea d'azione più fondata sulla lotta e sulla mobilitazione delle masse anziché primariamente sull'azione politico-parlamentare. Ciononostante fu sempre avulso, come anche Secchia d'altronde, da tentazioni avventuristiche, estremistiche o dogmatiche e si riconobbe sempre nella strategia politica togliattiana. Tra le diverse iniziative messe in campo, fu ideatore e direttore della rivista "Vie Nuove", strumento che voleva conciliare mezzi di comunicazione di massa, necessità di svago e cultura popolare con le finalità dell'approfondimento politico. Nel 1964, in seguito alla morte di Palmiro Togliatti, diventa segretario del PCI, dichiarando di essere "un segretario e non un capo". Tra i suoi primi atti in qualità di segretario, fa pubblicare il "Memoriale di Yalta", uno scritto considerato il testamento politico di Togliatti, altrimenti destinato a rimanere riservato.
In questa veste, egli prosegue la linea togliattiana nota come "via italiana al socialismo"; nel campo delle relazioni estere e del movimento comunista internazionale, sviluppa la tematica togliattiana del "policentrismo", tendendo a superare ogni tipo di subordinazione acritica e incondizionata del PCI a partiti o stati "guida" pur nell'ambito di un unico ed unito movimento internazionalista che al di sopra delle particolarità e della diversità delle vie al socialismo per le diverse nazioni del mondo, si riconosca attorno a precisi principi teorici. Sostenne Alexander Dubcek e la Primavera di Praga, il movimento di riforma da questi diretto, vedendovi un'occasione di rafforzamento e insieme di rinnovamento della democrazia socialista. Con il viaggio a Praga ai primi di maggio manifestò a Debcek la solidarietà dei comunisti italiani allo sviluppo del socialismo cecoslovacco. Dopo l'intervento del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia, Longo e il PCI esprimettero il loro "grave dissenso", dissociandosi dai sovietici. Questo fatto provocò risentimenti da parte del PCUS, partito che era sempre stato un fondamentale riferimento nella linea politica del PCI. Sempre in ambito internazionale si espresse per il superamento della logica dei blocchi contrapposti e per una politica di sicurezza collettiva europea. Favorì la politica di Ostpolitik di Brandt vedendovi una politica di sicurezza, di coesistenza pacifica e di possibile avanzata per i partiti comunisti dell'Europa capitalistica. Sotto la sua segreteria il PCI mutò anche le sue opinioni nel campo dell'integrazione europea, considerata ora un'occasione per le forze di sinistra e socialiste europee per sviluppare linee strategiche e politiche comuni e per costruire un'Europa dei popoli, democratica, non fondata sui grandi poteri economici. L'attenzione internazionalistica di Longo si concentrò anche sulla necessità di aiutare e favorire i movimenti antimperialisti e anticolonialisti del Terzo Mondo e di coordinare le forze politiche antimperialiste del Mediterraneo per la riaffermazione della sovranità delle nazioni da ingerenze esterne. Sotto la sua direzione nel PCI si polarizza lo scontro interno tra "amendoliani" e "ingraiani"; suo compito fu perciò di mediare tra le due ali del partito, valorizzandone da un lato alcuni elementi e temperandone dall'altro gli eccessi.
Tentò di aprire un dialogo con il movimento del sessantotto, ma il suo tentativo trovò resistenze anche nelle file dello stesso PCI. Nel maggio incontrò comunque un gruppo di studenti romani del movimento, sostenendo la necessità di ancorare le lotte studentesche alle lotte operaie. Colpito da ictus alla fine del 1968, sarà affiancato da Enrico Berlinguer come vicesegretario già nel febbraio 1969 e nel 1972 ne sostiene la candidatura a suo successore alla guida del partito. Da quell'anno, fino alla morte, viene nominato presidente onorario del PCI. Nei confronti della politica della "Solidarietà nazionale" ha modo di esprimere obiezioni e contrarietà