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PASSIONE CIVILE... > LE OPERE IN MOSTRA
Da Melissa a Valenza esprime la nostra partecipazione alla vita di una famiglia di emigrati,
e il nostro sforzo di chiarirne il significato, nel contesto più vasto dell’attuale momento
storico.
Ci siamo, in un certo senso, divisi i compiti, a seconda dei mezzi espressivi usati, la pittura
e la fotografia; tuttavia abbiamo sempre mirato a raggiungere un risultato unitario. Per
fare questo, lo scambio di idee tra di noi è stato continuo, e abbiamo anche richiesto e
ricevuto consigli da un gruppo di amici fotografi, pittori, grafici, critici di arti visive del
Centro per la Cultura nella Fotografia e dagli stessi lavoratori di Valenza.
Il risultato è costituito dalle tre strisce di immagini che sono riportate su questo foglio
e che riproducono, in scala di circa 1 : 10, i quadri e le fotografie originali (queste ultime
stampate su tela e intelaiate come i quadri). La prima striscia, completamente fotografica,
descrive la vita di un uomo di Melissa. Nella prima immagine, l’uomo è immerso
in un grande campo di grano. Nella seconda immagine lo vediamo, più da vicino,
al lavoro; poi a cavallo, padrone di se stesso e del paesaggio che lo circonda. In queste
tre immagini c’è dunque un “crescendo” che esprime in termini figurativi la conquista,
da parte dell’uomo, della coscienza di se stesso. L’amore di una donna (foto n. 4), il mondo
dove si rinchiudono i propri affetti (foto n. 5), la partecipazione dei vicini di casa alla
propria gioia (foto n. 6), tutti questi sono valori sicuri.
Ma il quadro Il coro del distacco interviene in modo drammatico: la partenza dalla casa
di Melissa, le donne in primo piano, l’uomo di schiena, la luce verdastra nella povera
stanza, lo spiraglio di cielo della finestrina. E poi La città, un bastione orizzontale,
asfalto e terra rimossa, dove sorgerà la città di domani, quasi senza cielo. E, in questa
città, La nuova stanza, un ambiente disadorno, una figura solitaria là dove nel paese vi
era il coro, il quadro illuminato violentemente di bianco.
Nell’economia del racconto, il passaggio dal mezzo fotografico della prima striscia al mezzo
pittorico della seconda striscia ha la funzione precisa di esprimere il trauma psicologico
subito dall’emigrante nel distacco dal “suo” mondo e nel difficile inserimento in un
tipo di civiltà così diverso da quello lasciato. Nella terza striscia, la contrapposizione tra
i due piani narrativi si fa più serrata. Nel bianco e nero fotografico, che racconta la nuova
vita nel Nord, si inserisce il ricordo della vita a Melissa: Il sogno dell’emigrante. Nel
ricordo la fatica è scomparsa, l’alternarsi delle stagioni ha lasciato il posto alla perenne
bellezza della natura dove l’uomo è felice di vivere.
Il gruppo di fotografie che precede il quadro indaga le nuove condizioni di lavoro e di
esistenza. La camicia bianca, le tendine alla finestra così luminosa sono simboli esteriori
di quella sicurezza economica cercata nel Nord e che si può raggiungere con il nuovo la-
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voro di orafo. Ma mentre l’uomo è curvo sulle spalle, la sua mente e il suo cuore non possono
fare a meno di ricordare.
Si ha qui nuovamente il passaggio dal piano narrativo fotografico al piano narrativo pittorico,
ma con un significato diverso dal precedente passaggio tra la prima e la seconda striscia.
Infatti in questa terza striscia la fotografia è contemporanea all’azione, rappresenta la
realtà di oggi, mentre la pittura corrisponde alla realtà di ieri, ricordata.
Il ritorno dalla dolcezza del sogno alla durezza della realtà è espresso nel passaggio dai colori
primaverili ai toni bianchi e freddi della neve sul tetto, ai rametti stecchiti dell’albero.
Sollecitazioni nuove stimolano l’emigrante, il mondo sicuro e comprensibile di Melissa è ormai
lontano; occorre affrontare una realtà nuova, con aspetti a volte complessi e contraddittori.
Attimi di gioia in un ambiente artificiale, sotto un grande ombrello di plastica; la vita
politica, in cui l’immigrato cerca di chiarire a se stesso la sua nuova condizione.
Toni Nicolini
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