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Eventi e Progetti > 2011 > CONVEGNO "“METAMORFOSI DELLA FOTOGRAFIA”
"METAMORFOSI DELLA FOTOGRAFIA"
Sabato 26 febbraio 2011
Centro Comunale di Cultura
Valenza
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Cesare Colombo
“Un linguaggio ambiguo”
Presentazione
Come forse alcuni di voi sanno, io mi occupo da decenni di fotografia, fotografi e uso sociale delle immagini.
Produco professionalmente fotografie, ma cerco anche di studiare, analizzare, compiere ricerche anche tra le foto degli altri… In genere mi occupo di fotografie storiche.
Il senso del breve intervento che ho preparato è proprio quello di ricordare (con l’aiuto di adeguati supporti visivi) la forza e insieme l’ambiguità che caratterizzano il linguaggio fotografico.
Non avendo stavolta il tempo di analizzare i valori teorici di questo mezzo d’espressione, mi limiterò a suggerire un modello, una sorta di comportamento mentale nell’accostarsi alle fotografie. Queste contengono sempre – contemporaneamente – il peso dell’accadimento fisico esterno ed il segno di testimonianza di chi realizza le riprese. Anche se il suo nome non ci è pervenuto; ed anche se il suo messaggio è stato ridotto o manipolato.
Le intenzioni del fotografo e le intenzioni – spesso in contrasto – di chi utilizza le immagini (pubblicandole o aggiungendovi didascalie e testi), messe assieme, ci appaiono spesso come un enigma. Per sciogliere il quale, anche solo in parte, dobbiamo ricorrere ai nostri sforzi, sempre rinnovati, di investigazione.
1) Ecco una breve serie di esempi. Questa è una coppia di fotografie eseguite ai feriti dell’esercito inglese durante il conflitto anglo-boero, nel 1900. Quella sinistra è diffusa dallo stato maggiore e mostra letti in ordine, pulizia, luce, efficienza organizzativa. A destra un’istantanea mandata ai giornali da uno dei primi fotoreporter di guerra indipendenti, Reinhold Thiele, che denuncia una realtà ben diversa: stanzoni disadorni, paglia per terra, nessun letto. Ecco quindi una prima discriminante: la fonte delle immagini. Chi, come e perché le fornisce agli organi di stampa.
(02) 1917. Soldati tedeschi uccisi in una trincea del fronte belga. La Prima Guerra Mondiale vede l’impiego massiccio di fotocamere amatoriali ad opera di ufficiali in ogni esercito… che affiancano le loro riprese a quelle ufficiali eseguite dagli Stati maggiori. Questi tuttavia non diffusero mai riprese di cadaveri così ‘scomposti’. Questa è senz’altro una testimonianza privata, uscita anni dopo da un archivio familiare. Un’immagine spietata, senza nessuna luce epica che in quegli anni nessun giornale avrebbe pubblicato.
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