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La guerra civile spagnola

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La guerra civile spagnola, nota in Italia anche semplicemente come guerra di Spagna, fu una guerra civile combattuta tra il luglio 1936 e l'aprile 1939 fra i ribelli franchisti, noti come Nacionales, ed i Republicanos ovvero le truppe governative ed i sostenitori della Repubblica Spagnola che terminò con la sconfitta della causa repubblicana, dando inizio alla dittatura di Francisco Franco.
La guerra accese un appassionato interesse nelle comunità politiche e intellettuali internazionali. Il generale Francisco Franco era appoggiato dalla Germania nazista e dall'Italia fascista. Dal regime fascista italiano fu vista come una "cruzada" per la civiltà europea e per la civiltà cristiana contro la barbarie dei "rossi", la cui sconfitta rinforzò la posizione del Duce italiano sia sul piano nazionale che internazionale. Anche se la causa fondamentale furono gli ideali nazionalisti spagnoli, il conflitto venne seguito attentamente in tutto il mondo come la prima importante contesa militare tra le forze di sinistra e quelle sempre più potenti e pesantemente armate del fascismo.
Il numero delle vittime è stato a lungo dibattuto, con stime che vanno dalle 500.000 ad un milione di persone uccise dalla guerra. Molti artisti ed intellettuali spagnoli (compresa gran parte della Generazione spagnola del 1927) vennero uccisi o costretti all'esilio. L'economia spagnola ebbe bisogno di decenni per recuperare (vedi Miracolo spagnolo).
Le ripercussioni politiche ed emotive della guerra andarono ben oltre i confini della nazione. A seconda dei punti di vista è stata considerata una guerra tra tirannia e democrazia, fascismo e libertà o comunismo e civiltà. È stata in seguito guardata come un'anteprima della seconda guerra mondiale.
Dal 1934 al 1936, la seconda repubblica spagnola fu governata da una coalizione di centro-destra che comprendeva i conservatori cattolici della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA). In questo periodo ci furono scioperi generali a Valencia e Saragozza, scontri di piazza a Madrid e Barcellona, e una sollevazione dei minatori nelle Asturie, che venne repressa con la forza dalle truppe comandate dal generale López Ochoa e dai Legionari comandati da tenente colonnello Juan Yagüe, sotto la direzione del Ministro della Guerra Diego Hidalgo. Durante questo periodo il governo annullò molte delle riforme progressiste approvate durante il governo precedente, opponendosi specialmente alla riforma agraria.
Dopo una serie di crisi governative, le contestate elezioni del 16 febbraio 1936 portarono al potere il governo del Fronte Popolare (Frente Popular) appoggiato dai partiti della sinistra ed avversato da quelli di destra e centro.
Il 17 luglio 1936 ci fu una ribellione conservatrice contro il recentemente eletto governo del Fronte Popolare di Spagna (le elezioni furono ampiamente contestate dall'opposizione). La ribellione non fu solo un colpo di stato militare, ma ebbe anche una sostanziale componente civile. I ribelli avevano sperato di guadagnare rapidamente il controllo della capitale, Madrid, e di tutte le altre importanti città spagnole. Siviglia, Pamplona, La Coruña, Cadice, Jerez de la Frontera, Cordova, Saragozza e Oviedo caddero tutte sotto il controllo dei ribelli, conosciuti anche come nazionalisti o fascisti, ma fallirono a Barcellona e Madrid. A causa di ciò, ne risultò una lunga guerra civile.
I partecipanti attivi nella guerra coprivano l'intera gamma di posizioni politiche e ideologiche dell'epoca. Le file nazionaliste comprendevano i fascisti della Falange, i carlisti e i monarchici legittimisti, i nazionalisti spagnoli e la maggior parte dei conservatori. Appartenevano allo schieramento repubblicano la maggioranza dei liberali, i nazionalisti Baschi e Catalani, i socialisti, i comunisti Stalinisti e Trotzkyisti, e gli anarchici di varie ideologie.
Dal punto di vista sociale, i nazionalisti comprendevano la maggioranza dei cattolici praticanti e del clero (al di fuori della regione Basca), importanti elementi dell'esercito, e la gran parte dei proprietari terrieri e degli affaristi. I repubblicani erano composti dalle classi operaie urbane, dai contadini e da buona parte del ceto medio istruito, specialmente quelli che non erano imprenditori.
I capi della ribellione furono i generali Francisco Franco, Emilio Mola e José Sanjurjo. Sanjurjo fu il leader incontestato della rivolta, ma rimase ucciso in un incidente aereo il 20 luglio 1936 mentre si recava in Spagna per prendere il controllo delle forze ribelli. Franco, il comandante generale dell'esercito spagnolo fin dal 1933, e già notoriamente filo-fascista, volò dalle Canarie alle colonie spagnole del Marocco, dove prese il comando. Per i restanti tre anni di guerra Franco fu il comandante di tutti i nazionalisti e gestì gli eventi in modo tale che alla fine della guerra non ci sarebbe stata opposizione al suo governo.
Una delle motivazioni principali sostenute all'epoca dell'iniziale sollevazione nazionalista fu quella di contrastare l'anticlericalismo del regime repubblicano e di difendere la Chiesa cattolica, che era stata censurata per il suo appoggio alla monarchia e che molti, dalla parte repubblicana, incolpavano dei mali della nazione. Nel periodo immediatamente precedente alla guerra, comunisti ed anarchici distrussero, spesso incendiandoli, 160 tra chiese, conventi e altri edifici religiosi.[2] Inoltre vennero uccisi migliaia di religiosi (una stima parla di 6.832 tra preti e suore[3])sia prima che durante l'inizio della guerra (quando le autorità repubblicane erano in preda al caos e senza controllo su larghe zone di territorio)[4]. Gli articoli 24 e 26 della Costituzione della Repubblica avevano messo al bando i Gesuiti, il che aveva profondamente offeso molti dei nazionalisti. Un'eccezione a questo schema cattolici-anticattolici era rappresentata dai nazionalisti baschi, che pur essendo in maggioranza cattolici praticanti erano praticamente tutti schierati con la Repubblica. La stragrande maggioranza della chiesa cattolica salutò la vittoria di Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con inmenso gozo, papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria "contro i nemici di Gesù Cristo".
La ribellione venne contrastata dal governo (con le truppe che gli erano rimaste leali), così come da gruppi socialisti, comunisti, e anarchici. Le potenze europee, come Regno Unito e Francia, erano ufficialmente neutrali, ma imposero comunque un embargo sulle armi alla Spagna e scoraggiarono attivamente la partecipazione antifascista dei loro cittadini. Sia l'Italia Fascista di Benito Mussolini che la Germania nazista violarono l'embargo e inviarono truppe di volontari, mezzi aerei (Corpo truppe volontarie italiane e Legione Condor) e armi in supporto a Franco. In aggiunta, ci furono pochi volontari da altre nazioni che combatterono con i nazionalisti, come Eoin O'Duffy dall'Irlanda e Ion Mota dalla Romania.
I repubblicani ricevettero supporto limitato dall'Unione Sovietica, così come da individuali volontari idealisti di molte nazioni, collettivamente conosciuti come Brigate Internazionali, anche se di fatto la partecipazione individuale straniera fu diretta anche ai contingenti di miliziani, integrandosi con gli spagnoli repubblicani e anarchici. I volontari italiani formarono la Brigata Garibaldi, gli statunitensi la Brigata Abraham Lincoln, i canadesi il Battaglione Mackenzie-Papineau (i "Mac-Paps"). Tra i più famosi partecipanti stranieri alla lotta contro il fascismo troviamo Ernest Hemingway e George Orwell, che scrisse le sue esperienze in Omaggio alla Catalogna. Anche il romanzo di Hemingway Per chi suona la campana fu ispirato dalle sue esperienze in Spagna. Norman Bethune sfruttò questa opportunità per sviluppare le sue doti speciali nella medicina da campo. Come visitatore casuale, Errol Flynn usò un falso rapporto sulla sua morte al fronte per promuovere i suoi film. Tra gli oltre 3.000 italiani troviamo Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Ettore Quaglierini, Giovanni Pesce, Camillo Berneri, Randolfo Pacciardi e Carlo Rosselli che partecipò con la sua organizzazione antifascista Giustizia e Libertà.
Comunque, anche se i nazionalisti ricevettero apertamente aiuto in forma di armi e truppe da Germania e Italia, i repubblicani non ne ricevettero alcuno dalle maggiori potenze mondiali (ovvero Regno Unito, Stati Uniti, e in minor misura la Francia). Molte di queste potenze stavano ancora praticando una politica di appeasement nei confronti dei regimi fascisti o videro con disgusto gli elementi sociali rivoluzionari all'interno delle forze antifasciste o credettero che i repubblicani fossero comunisti.

La Guerra Civile Spagnola fu anche un esempio di guerra totale, dove il bombardamento della città basca di Guernica da parte della Luftwaffe fece intravedere episodi della seconda guerra mondiale, come la campagna di bombardamenti dell'Inghilterra da parte dei nazisti o il bombardamento degli Alleati su Dresda.




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